🇨🇴⚖️ La Rama Judicial valida a Ariel en prueba de concepto de IA. Conoce los resultados aquí

OIT - World Employment and Social Outlook - Trends 2025 - Prospettive occupazionali e sociali ne

OIT - Organización Internacional del Trabajo

Icono de documento PDF

Descargar PDF

Disponible

Detalles

Título
OIT - World Employment and Social Outlook - Trends 2025 - Prospettive occupazionali e sociali ne
Autor
OIT - Organización Internacional del Trabajo
Categoría
Doctrina
Área del derecho
Laboral
Año
2025

Prospettive occupazionali e sociali nel mondo Tendenze 2025 Rapporto OIL SINTESI DEL RAPPORTOLa crescita dell’occupazione rimane stabile ma la resilienza del mercato del lavoro continua ad essere messa alla prova. Nel 2024, l’occupazione è cresciuta a livello globale, rimanendo in linea con l’aumento della forza lavoro. Il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 5 per cento, con un andamento simile a quello del 2023. La crescita dell’occupazione rimane tuttavia debole per avere un impatto significativo sul deficit persistente di lavoro dignitoso nel mondo. Vi sono pochi segnali di miglioramento rispetto al tasso di disoccupazione giovanile del 12,6 per cento che continua ad essere molto più elevato di quello degli adulti. Con il ritorno ai livelli pre-pandemia dell’informalità e della povertà lavorativa, la ripresa dell’occupazione ha perso gran parte della sua capacità di generare ulteriori miglioramenti e colmare il ritardo nella realizzazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile. L’instabilità geopolitica, i costi crescenti legati ai cambiamenti climatici e i problemi irrisolti del debito sovrano contribuiscono all’incertezza delle prospettive economiche e sociali e mettono alla prova la resilienza dei mercati del lavoro. I paesi a basso reddito, nei quali sono stati più lenti i progressi nella creazione di lavoro dignitoso, sembrano essere particolarmente

vulnerabili. La ripresa economica sta perdendo terreno… Su scala globale, l’economia continua a espandersi a un ritmo moderato, anche se si prevede che perderà gradualmente terreno impedendo una ripresa del mercato del lavoro più sostenuta e duratura. Nel 2024, la crescita economica si è attestata al 3,2 per cento, in calo rispetto 3,6 per cento del 2022 e al 3,3 per cento del 2023. Si prevede una simile tendenza per il 2025 e una graduale decelerazione nel medio termine. I tassi di inflazione in rapida discesa e la forte crescita in alcune attività economiche importanti hanno permesso la stabilizzazione dell’economia mondiale. Il contesto sta diventando tuttavia sfavorevole a causa delle tensioni geopolitiche e del ritorno di politiche monetarie e fiscali alle posizioni pre-pandemia. Nonostante la carenza di manodopera si sia in parte attenuata, il problema permane nei paesi a economia avanzata e in alcuni grandi paesi emergenti che continuano a risentire gli effetti dei cambiamenti demografici. Gli andamenti dell’occupazione sono anche influenzati dalla continuazione della tendenza del periodo pandemico, soprattutto nei paesi europei, di mantenere la manodopera occupata. Gli investimenti sono nuovamente calati e gli aumenti dei prezzi dell’energia hanno pesato sulla produzione industriale.

Ad eccezione del Nord America, la crescita della produttività non mostra segni di accelerazione nonostante il grande avanzamento del progresso tecnologico, soprattutto rispetto alle tecnologie dell’informazione e alla ricerca in campo medico.2 ▶ Prospettive occupazionali e sociali nel mondo | Tendenze 2025 … riducendo il suo contributo al contenimento dell’inflazione… L’inflazione è diminuita nel 2024 a causa della della flessione della crescita, avvicinandosi agli obiettivi della maggior parte delle banche centrali. I tassi legati alla politica monetaria hanno ripreso a scendere dopo aver raggiunto livelli che non si erano visti fin dagli anni ’80. A seguito della reazione silenziosa all’inizio degli episodi inflazionistici recenti, le principali banche centrali sono riuscite a ridurre i tassi di inflazione senza causare una grave recessione del mercato del lavoro. Ciononostante, i livelli dei prezzi rimangono elevati e i tassi di inflazione non sono ancora diminuiti al punto di raggiungere gli obiettivi dei paesi di gran parte delle economie avanzate. Un ulteriore inasprimento, soprattutto da parte delle autorità responsabili della politica fiscale, rischierebbe di provocare una grave disgregazione sociale, come è accaduto di recente in alcuni paesi ad alta inflazione che hanno tentato di ridurre l’inflazione. … e alla ripresa dei salari reali.

Sebbene l’inflazione sia diminuita, la crescita dei salari non ha completamente recuperato la perdita di reddito del periodo pandemico, in parte a causa della debole crescita dell’occupazione. A livello globale, i livelli di disoccupazione sono rimasti stabili, mentre i salari reali sono cresciuti solo in alcune economie avanzate che hanno avuto una domanda di lavoro particolarmente forte. Tuttavia, la maggior parte dei paesi non hanno recuperato le perdite di salario reale dovute alla pandemia e all’inflazione. La debole crescita dei salari reali si spiega in parte con un maggiore potere dei datori di lavoro nel mercato del lavoro dell’ultimo decennio. Nei paesi per i quali si dispongono dei dati, a crescente concentrazione del mercato è correlata a un trasferimento di potere nel mercato del lavoro dai lavoratori ai datori di lavoro, con effetti particolarmente dannosi per i gruppi vulnerabili e giovani. Questa concentrazione sembra aver contribuito ad accelerare l’automazione senza, al contempo, migliorare la produttività del lavoro. La partecipazione alla forza lavoro continua a diminuire, incidendo negativamente sui giovani. La partecipazione alla forza lavoro è leggermente diminuita e ciò ha pesato sulla crescita dell’occupazione. Esistono grandi differenze tra i paesi a basso reddito, in cui i tassi di partecipazione sono generalmente diminuiti, e i paesi ad alto reddito che hanno visto una crescita

della partecipazione alla forza lavoro, soprattutto tra i lavoratori senior e le donne. La crescente partecipazione dei senior nel mercato del lavoro dei paesi ad economia avanzata ha compensato i fattori demografici legati all’invecchiamento della popolazione in età lavorativa, consentendo al tasso di partecipazione complessivo di aumentare in questi paesi di quasi un punto percentuale negli ultimi dieci anni, nonostante un calo dei tassi di partecipazione su scala mondiale. I divari di genere nei tassi di partecipazione rimangono importanti. Le donne continuano a partecipare nel mercato del lavoro in misura significativamente inferiore rispetto agli uomini, il che significa che i paesi rinunciano a un potenziale miglioramento delle condizioni di vita. Quando questi divari diminuiscono, ciò è spesso dovuto al continuo declino dei tassi di partecipazione maschile, soprattutto tra i giovani, piuttosto che al miglioramento di quelli femminili. Il calo dei tassi di partecipazione dei giovani purtroppo non è completamente legato all’innalzamento dei livelli di istruzione. In realtà, il tasso di giovani uomini che non lavorano, non studiano e non frequentano corsi di formazione (NEET) è aumentato negli ultimi anni oltre la media storica. Nei paesi a basso reddito in particolare, il tasso NEET dei giovani uomini è aumentato di quasi 4 punti percentuali rispetto alla stessa media storica, il che lascia molti giovani meno preparati a partecipare con successo nel mercato del lavoro e più vulnerabili agli shock in futuro.Sintesi del rapporto 3 Il divario occupazionale globale è diminuito… Con tassi di disoccupazione stabili, il divario occupazionale globale si è attestato intorno ai 402,4 milioni nel 2024, secondo la stima dell’OIL basata sul numero di posizioni lavorative mancanti. Tale divario include circa 186 milioni di disoccupati, 137 milioni di persone che fanno parte della forza lavoro potenziale, principalmente lavoratori scoraggiati, e circa 79 milioni di persone che vorrebbero un lavoro retribuito ma che non sono disponibili a causa del loro impegno nel lavoro di cura non retribuito. A fronte di un graduale calo della partecipazione alla forza lavoro, il divario occupazionale ha proseguito la sua tendenza al ribasso del periodo prepandemia, anche se dovrebbe stabilizzarsi nei prossimi due anni. … ma con scarso progresso nel sormontare i deficit di lavoro dignitoso. Fin dal 2015, gli altri indicatori sociali hanno mostrato pochi segnali di miglioramento. Anche se è regredita a livello globale, la povertà lavorativa persiste nei paesi a basso reddito e la povertà estrema colpisce 240 milioni di lavoratori, ovvero il 7 per cento della complesso dei lavoratori nel mondo. I livelli d’informalità rimangono elevati

e persistenti in molte parti del mondo: oltre la metà del complesso dei lavoratori nel non è adeguatamente coperta dalla legislazione del lavoro e della previdenza sociale o della salute e sicurezza sul lavoro. In generale, vi è stato un incremento delle diseguaglianze. La riduzione della povertà lavorativa e dell’informalità ha interessato solo pochi paesi dell’Asia orientale e sud-orientale e dell’America latina, mentre molti altri paesi continuano a lottare per fare del lavoro dignitoso una realtà. È necessaria una crescita più rapida della produttività per abbattere i deficit di lavoro dignitoso. Il rallentamento della crescita della produttività rimane uno dei principali ostacoli all’espansione delle opportunità di lavoro dignitoso. Come evidenziato nelle precedenti edizioni delle Prospettive occupazionali e sociali nel mondo, la crescita della produttività ha ripreso la sua secolare tendenza al ribasso dopo una breve fluttuazione nel periodo della pandemia. A livello globale, la produttività del lavoro è diminuita di mezzo punto percentuale rispetto alla media di lungo termine del periodo pre-pandemia. Molti paesi che non hanno finora raggiunto lo status di economie ad altro reddito hanno visto questo tasso di crescita diminuire rapidamente. I paesi stanno cercando di affrontare questa decelerazione che è in parte legata al rallentamento della trasformazione strutturale verso l’industria manifatturiera e i servizi altamente produttivi. Inoltre, si è anche affievolita la crescita della produttività negli altri settori, soprattutto nei servizi industriali e moderni, nonostantegli investimenti significativi nella robotizzazione nell’ultimo decennio. Le grandi potenze industriali affrontano gravi difficoltà riguardo il miglioramento della crescita industriale. Una parte del problema è dovuta ai prezzi dell’energia che continuano ad essere elevati e in costante crescita a causa dei conflitti internazionali e dalla transizione energetica, anche se la debolezza della produzione industriale risale ad un periodo antecedente. Allo stesso tempo, i servizi produttivi fanno uno sforzo per compensare il deficit derivante dal settore industriale. Più dell’industria, i cosidetti servizi moderni quelli legati alle imprese e alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione dipendono da una forza lavoro adeguatamente formata e da infrastrutture pubbliche in buono stato. In assenza di una forza lavoro qualificata e di infrastrutture sviluppate, emergono delle disuguaglianze territoriali importanti che impediscono una crescita più equa e omogenea su tutto il territorio di un paese.4 ▶ Prospettive occupazionali e sociali nel mondo | Tendenze 2025 Anche all’interno dei paesi che hanno intrapreso una trasformazione verso l’industria manifatturiera e i servizi moderni come le

tecnologie dell’informazione e della comunicazione e i servizi alle imprese, le disuguaglianze non sono diminuite in modo sistematico. Le disuguaglianze territoriali possono anche spiegarsi con la disomogeneità delle condizioni di vita e di lavoro, sia all’interno dei paesi che tra economie in via di sviluppo e economie avanzate. In molti paesi ad economia emergente e in via di sviluppo, l’industria manifatturiera e i servizi moderni non hanno ricadute occupazionali sufficienti, al di là di poche realtà avanzate che possono esistere ma non fanno la differenza. In assenza di sufficienti investimenti in infrastrutture (per esempio in istruzione di qualità e in altri servizi pubblici) anche i pochi agglomerati a forte produttività saranno incapaci di generare ricadute positive sul tutto il territorio nazionale. Per una più ampia distribuzione dei benefici legati allo sviluppo, alcuni paesi hanno ulteriormente analizzato il ruolo delle politiche industriali. Con la rapida diffusione delle nuove tecnologie digitali, molti paesi stanno sfruttando il potenziale dell’intelligenza artificiale, attraverso la progettazione e realizzazione di politiche industriali specifiche, puntando allo sviluppo di ecosistemi digitali locali. Questi approcci richiedono investimenti importanti in termini di competenze, infrastrutture digitali e energia che non permettono a tanti paesi di trarre vantaggio

dell’alto valore aggiunto dell’economia digitale. Un numero crescente di lavoratori di molti paesi, compresi alcuni paesi digitalmente avanzati dell’Asia sudorientale, è occupato in raccolta/gestione dei dati e in attività occasionali legati al lavoro su piattaforma che offre condizioni di lavoro precarie e prospettive di sviluppo professionale limitate. Stanno emergendo nuove opportunità di lavoro dignitoso legate alla transizione verde. L’aumento degli investimenti destinati ad accelerare la transizione verso l’energia verde e la mobilità sostenibile ha spinto i decisori delle politiche a orientare gli obiettivi di politica industriale verso questi settori. Dal 2023, c’è stato un ulteriore aumento di occupazione nei settori legati alle energie rinnovabili. Dei 16,2 milioni di posti di lavoro, più della metà riguarda il settore energetico e i servizi di distribuzione. Il sistema massiccio di incentivi e sussidi e l’espansione delle infrastrutture pubbliche nella rete elettrica e nelle stazioni di ricarica hanno contribuito all’impennata della produzione di energia solare e a idrogeno e al rapido aumento del numero di veicoli elettrici. La creazione di lavoro nei settori legati all’energia rinnovabile è distribuita in modo diseguale nel mondo. Quasi la metà dei nuovi lavori collegati alla transizione verde è stata creata nei paesi dell’Asia orientale, mentre gli altri paesi in via di sviluppo ed emergenti hanno avuto pochi benefici in termini di creazione di lavoro dignitoso. Le regioni del Nord America e dell’Asia e Pacifico hanno beneficiato della maggior parte dei nuovi posti di lavoro creati dalle energie rinnovabili, con la Cina che da sola raccoglie il 46 per cento dell’occupazione in questo settore. Per accelerare la realizzazione della giustizia sociale e degli Obiettivi di sviluppo sostenibile sono necessarie delle soluzioni innovative. Nuove modalità di mobilitazione di finanziamento privato sono necessarie per favorire lo sviluppo economico locale. L’afflusso cospicuo e crescente delle rimesse dei lavoratori migranti potrebbe essere un’opportunità, soprattutto per i paesi a basso reddito. Alcuni paesi dell’Africa subsahariana hanno studiato la possibilità di ricorrere al contributo dei fondi della diaspora per rafforzare il finanziamento dell’assistenza sanitaria durante la pandemia. Il contributo derivante dalle rimesse legate al lavoro regolare dei migranti nei paesi ad economia avanzata rappresenta, in alcuni paesi di origine, la fetta del risparmio privato più importante che supera gli investimenti diretti di provenienza estera. Oltre le sfide a livello macroeconomico del-Sintesi del rapporto 5 le rimesse, questi fondi vengono spesso utilizzati solo per consumi o investimenti improduttivi. La creazione di meccanismi per convogliare le rimesse in un fondo specifico aiuterebbe i paesi a promuovere gli investimenti del settore privato. Il lavoro dignitoso e l’occupazione produttiva rimangono la pietra angolare per il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile entro il 2030. Sebbene la crescita economica si sia dimostrata solida a livello globale, rimane la preoccupazione legata al rallentamento del progresso negli ultimi dieci anni e ai segnali di debolezza e di incertezza dell’economia, soprattutto nei paesi a basso reddito. Il Rapporto identifica le principali criticità che ostacolano l’accelerazione delle trasformazioni strutturali, anche in alcune economie avanzate che trarrebbero vantaggio da un ampliamento del settore dei servizi produttivi. Le disuguaglianze territoriali all’interno dei paesi sono delle barriere all’accesso dei lavoratori a lavori caratterizzati da salari più elevati e da condizioni di lavoro migliori. Inoltre, la concentrazione nel mercato del lavoro impedisce alle nuove tecnologie di stimolare la crescita della produttività, soprattutto per le piccole e medie imprese, limitando così il potenziale di accelerazione della crescita salariale, del miglioramento delle condizioni di lavoro e della riduzione dell’informalità. Infine, è necessario risolvere le criticità legate all’assenza di processi di trasformazione strutturale, favorendo, in particolare, l’acquisizione da parte dei giovani di livelli d’istruzione e di competenze necessarie per il loro successo nel mercato del lavoro.Organizzazione Internazionale del Lavoro Route des Morillons 4 1211 Genève 22 Svizzera ilo.org Promuovere la giustizia sociale e il lavoro dignitoso Ufficio per l’Italia e San Marino Villa Aldobrandini Via Panisperna 28 00184 Roma rome@ilo.org ilo.org/rome L’Organizzazione Internazionale del Lavoro è l’Agenzia delle Nazioni Unite per il mondo del lavoro. Essa é composta da rappresentati di governi, datori di lavoro e lavoratori che collaborano per promuovere un futuro del lavoro incentrato sulla persona attraverso la creazione di lavoro produttivo e liberamente scelto, la garanzia dei diritti del lavoro, l’accesso alla protezione sociale e il ricorso al dialogo sociale. ilo.org

Consultar sobre este documento ...